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IL CAN DE BETTO, IL LATO "B" DI QUEL DA L'AGLI

€10

Senza patria, senza una lira, senza famiglia, senz’arte ne parte e senza un’idea per la sua natura intrinseca in una casa da dove lo buttano fuori a calci, quel di Betto è un cane emarginato, che con se stesso pone un tema modernissimo in questa società globale che, prima della depressione economica, soffre d’una crisi d’identità individuale e collettiva senza precedenti, che deve fare i conti col diverso ed è tornata ad avere problemi anche per mettere qualcosa sotto i denti. Le magnifiche sorti e progressive della così detta società del benessere, fino all’altro ieri prerogativa d’uno solo dei quattro punti cardinali, estesa agli altri tre ha creato non pochi problemi al mondo che si rispecchiano in una provincia   come   la nostra, con sfumature tipiche locali.

Per una Città i cui abitanti sono stati bollati una volta per tutte come “botoli ringhiosi” l’allusione ai cani diventa un fatto scontato. Ed ecco, dopo il Can da l’Agli, dispettoso quanto  sfortunato, Il Can de Betto, autarchico per necessità, simbolo di tutti quelli che godono soltanto del riflesso dei piaceri altrui.

L’affezione verso il luogo natio è, come l’amore materno, un sentimento naturale a maggior ragione se in quel luogo si è trascorsa tutta la vita accanto alle persone più care. Nel caso dell’Autore l’affezione diventa passione, sentimento che anima e pervade tutte le pagine del libro, al punto che viene da domandarsi che cosa abbia di tanto attraente e singolare -messi da parte i cani- una città come Arezzo. A rendere unica la vita in questa Città sono gli Aretini. Non perché siano i migliori, anzi hanno tutti i difetti possibili, ma li hanno impressi in una personalità così varia e contraddittoria che ne fa dei caratteri scolpiti, dei personaggi in commedia.

Autore: Giorgio Ciofini

Collana: Storia Locale - Pagine: 128 con 10 disegni in b/n - Formato: cm 17x24

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